1967: La Rivoluzione Visiva di «Una Casa Diversa»

© Archivio Aldo e Marirosa Ballo I Copertina del catalogo «Una Casa Diversa».
Nel 1967, l’Italia si trovava nel pieno di una metamorfosi profonda, sospesa tra le ultime spinte del boom economico e i primi fremiti di una radicale contestazione culturale. Il cambiamento, tuttavia, prima ancora di riversarsi nelle piazze, scardinò le mura più intime della quotidianità: quelle della casa. Fino ad allora, lo spazio domestico della borghesia italiana era rimasto un tempio immobile, stratificato da arredi pesanti, legni scuri e una rigida divisione cerimoniale degli ambienti. Fu in questo preciso punto di rottura che il Centro Design de la Rinascente – l’innovativo laboratorio situato al sesto piano del grande magazzino di Milano – decise di farsi promotore di una provocazione intellettuale e commerciale senza precedenti, sintetizzata in un titolo che suonava come un manifesto programmatico: «Una casa diversa».
Non si trattava semplicemente di un catalogo di vendita per il celebre department store milanese, ma di una vera e propria operazione di educazione estetica di massa. L’obiettivo era ambizioso: democratizzare il nascente Italian Design, dimostrando che l’abitare moderno poteva essere flessibile, accessibile, colorato e, soprattutto, libero da vecchi retaggi polverosi. Questo approccio pionieristico affondava le sue radici nella visione stessa del Centro Design, operativo fin dal 1955 grazie all’intuito visionario di Augusto Morello e plasmato, a partire dal 1957, dalla guida rigorosa di Mario Cristiani, che ne avrebbe orchestrato la direzione strategica per quasi trent’anni. Fu proprio all’interno di questa straordinaria fucina culturale che la direttrice artistica Adriana Botti Monti diede vita a un sodalizio creativo d’eccezione, affidando il rigore geometrico del progetto grafico a Salvatore Gregorietti e la narrazione visiva all’occhio assoluto di Aldo Ballo, affiancato dall’inseparabile Marirosa Toscani Ballo.
© Archivio Aldo e Marirosa Ballo I Arredamento (1966).
È attraverso l’obiettivo di Aldo Ballo che la “casa diversa” si svela e si compie. Il fotografo milanese, già celebrato complice delle avanguardie radicali di Ettore Sottsass e Joe Colombo, rifiutò categoricamente la messinscena nostalgica e i dettagli sovraccarichi dei cataloghi d’epoca. Nelle sue immagini, lo spazio si fa fluido e astratto: grazie a una luce naturale sapientemente diffusa attraverso grandi teli bianchi, gli arredi componibili, i tessuti innovativi e i complementi d’avanguardia emergono isolati, quasi sospesi, valorizzati nella loro purezza geometrica e materica. Gli oggetti fotografati dallo Studio Ballo cessano di essere semplici merci da scaffale e si trasformano in sculture quotidiane, frammenti di un futuro imminente e desiderabile.
Sfogliando oggi le pagine di quel catalogo del 1967, custodito tra i tesori dell’Archivio Storico la Rinascente e del MuFoCo (il Museo di Fotografia Contemporanea.di Milano), si percepisce ancora la freschezza di un’epoca in cui la grande distribuzione e la fotografia d’autore si univano per ridisegnare la società. «Una casa diversa» rimane la testimonianza cristallina di un momento irripetibile, in cui Aldo Ballo non ha soltanto documentato la nascita del design italiano, ma ne ha plasmato l’identità visiva, insegnando a un intero Paese un modo radicalmente nuovo di vivere, sognare e abitare il proprio tempo.

© Archivio Aldo e Marirosa Ballo I Meno fatica per favore (1969).
