“Vamos a la playa” dei Righeira con al polso l’apocalisse

Fotogramma tratto dal video Vamos a la playa dei Righeira e restaurato con IA.

Negli anni ’80 due fenomeni correvano paralleli senza toccarsi: i Righeira, duo torinese formato da Johnson (Stefano Righi) e Michael (Stefano Rota), trasformavano la paura nucleare in un tormentone balneare con Vamos a la playa (1983); Casio, qualche anno dopo (1987), lanciava il TM-100, un orologio trasmettitore capace di diffondere la voce su frequenze FM fino a cento metri di distanza. Bastava estrarre l’antenna e parlare nel microfono integrato: un gadget minuscolo che sembrava uscito da un film di spionaggio, un piccolo totem del retrofuturismo pop.

I primi cantavano l’apocalisse ballando con al polso un oggetto simile al TM-100; il secondo la prometteva al polso, tra plastica cromata e appena dieci minuti di autonomia. Entrambi erano puro design prima ancora che tecnologia: non vendevano una funzione, ma l’illusione del controllo. L’antenna estraibile gridava “sono connesso anche sotto le bombe”, trasformando un oggetto scomodo nel feticcio pop di un agente segreto. I Righeira facevano lo sidecar con la musica, nascondendo una cinica satira post-atomica dietro la spensieratezza del tormentone estivo. Tra spiagge radioattive e mari contaminati, il ballo diventava un disperato istinto di sopravvivenza. Mettendo insieme sintetizzatori solari e psicosi da Guerra Fredda, l’antenna della Casio e il falsetto di Michael rispondevano alla stessa strategia: esorcizzare e rendere leggera una minaccia troppo grande.

Quarant’anni dopo il loop si ripete, ma il design ha smesso di scherzare. Oggi lo smartwatch offre titanio, SOS satellitare ed ECG: il gadget kitsch è diventato un dispositivo salvavita che non promette, ma garantisce. Il comportamento collettivo, però, non è cambiato. Immersi tra guerre ibride e allarmi in streaming, continuiamo a scrollare Reel e a pagare il caffè con un movimento del polso. Balliamo in una “playa 2.0” dove l’ansia è la stessa e cambia solo l’interfaccia. La vera lezione è di design: gli oggetti anticipano il futuro prima ancora che la tecnica sia pronta. L’orologio-antenna disegnava il bisogno di connessione; i Righeira il desiderio di non farsi schiacciare dal terrore. Oggi la contraddizione è solo più netta: abbiamo al polso un computer potentissimo e lo usiamo per silenziare le notifiche mentre il mondo trema. L’antenna è sparita, l’apocalisse no; è solo diventata una push notification. Forse il prossimo grande salto del design non sarà un oggetto più intelligente, ma un tasto che ci restituisca il diritto di staccare l’antenna. Anche quando l’antenna non c’è più.


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