Il Palazzo delle Esposizioni: una nuova centralità nel cuore storico dei Giardini

© Marco Cappelletti I Padiglione Centrale ai Giardini.

Il restauro del Padiglione Centrale (o Palazzo delle Esposizioni) ai Giardini della Biennale, affidato nel 2024 allo studio romano Labics, rappresenta uno dei più significativi interventi recenti sul patrimonio dell’istituzione. Più che un semplice adeguamento funzionale, si è trattato di un’operazione complessa su un edificio stratificato e fragile. Eretto nel 1895 come Palazzo Pro Arte, ampliato negli anni Trenta (col nome Padiglione Italia fino al 2009) e modificato nel dopoguerra, l’edificio aveva perso coerenza spaziale e chiarezza distributiva. Labics ha scelto un approccio di “archeologia attiva”: nessun nostalgismo né gesto autoriale invasivo, ma un lavoro di scavo e ricomposizione per restituire un’identità leggibile senza cancellarne la storia.

Il progetto ha ricostruito la sequenza spaziale originaria, ridando continuità ai percorsi tra l’ingresso, la sala centrale e le sale minori. Le superfici adottano materiali sobri e cromie neutre, conferendo una dignità museale contemporanea senza imporre un’estetica dominante. Parallelamente, l’intervento ha risolto l’inadeguatezza tecnica della struttura: impianti obsoleti e illuminazione disomogenea sono stati superati grazie a una nuova infrastruttura tecnologica invisibile, che aggiorna l’edificio agli standard contemporanei lasciando emergere solo la qualità dello spazio. Il tratto distintivo di Labics per questo intervento è la misura: un equilibrio calibrato tra rigore e sensibilità, tra rispetto del preesistente e necessità di aggiornamento, dove la luce e le proporzioni diventano strumenti di orientamento.

© Labics I Planimetria dei Giardini con evidenziato il Padiglione Centrale.

Il risultato è un padiglione che ritrova la propria centralità simbolica, trasformandosi da contenitore disomogeneo a luogo capace di accogliere la complessità della Biennale. In un momento in cui l’istituzione riflette sul proprio futuro — tra sostenibilità, accessibilità e reputazione segnata da polemiche di questi ultimi anni — questo restauro assume un valore strategico. L’edificio torna a essere un dispositivo architettonico che orienta e accoglie: un gesto di cura verso la memoria collettiva e, insieme, un investimento sul futuro. Labics restituisce così al Palazzo delle Esposizioni la sua funzione originaria: un’architettura di relazione che apre nuove possibilità per curatori, artisti e pubblico.


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