Il “labirinto lineare” dell’Arsenale: un “difetto spaziale” che disorienta e non crea consapevolezza

© arcomai I 61. Biennale d’Arte, Artiglierie: Padiglione del Libano e Padiglione della Slovenia.
Il ramo espositivo dell’Arsenale dedicato alle partecipazioni nazionali rivela una tensione spaziale che incide direttamente sull’esperienza del visitatore. Si attraversano ambienti radicalmente diversi — dalla luce al buio, dal silenzio al suono — senza alcuna soglia di mediazione. Ogni installazione si apre immediatamente sulla successiva, secondo una sequenza di “stanze a catena” separate a volte solo da un telone nero, come se il passaggio tra un universo e l’altro dovesse avvenire per brusca interruzione e non per continuità. Questo ritmo senza respiro genera disorientamento: l’assenza di uno spazio riflessivo, di un passaggio o di un varco neutro, priva il visitatore della possibilità di elaborare ciò che ha appena visto. L’Arsenale diventa così un labirinto sensoriale in cui le opere si sovrappongono come echi, perdendo la loro autonomia percettiva. La successione di questi ambienti contrastanti trasforma la visita in un percorso di shock visivo e acustico, più vicino a una sequenza di effetti che a una narrazione curatoriale.

© arcomai I 19. Biennale d’Architettura. Artiglierie: Padiglione dell’Oman e Padiglione del Baharain.
Gli spazi problematici sono due: le Artiglierie e le Sale d’Armi. Il primo si estende per circa 3300 m² e costituisce la naturale prosecuzione del percorso principale delle Corderie, ospitando quest’anno Indonesia, Cile, Irlanda, Oman, Malta, Marocco, Repubblica Democratica di Timor-Leste, Lettonia, Slovenia, Libano e Filippine. Le Sale d’Armi, invece, si collocano nel cuore dell’antico complesso dei cantieri navali: due grandi edifici paralleli, Nord e Sud, articolati su due livelli per un totale di 7150 m², che accolgono Argentina, Arabia Saudita, Messico, Emirati Arabi Uniti, Perù, Turchia, Singapore, Lussemburgo, Ucraina e Albania.

© arcomai I 19. Biennale d’Architettura. Artiglierie: Padiglione della Lettonia e Padiglione del Filippine.
Entrambe le sezioni sono organizzate secondo una geometria rigida, quasi da “mappa coloniale”, che produce una sequenza lineare di stanze rettangolari con inevitabili “angoli morti”. Il percorso si sviluppa quasi sempre da sala a sala, senza alternative o nodi, lasciando pochissime possibilità di deviazione o attraversamento. Ogni Paese si ritrova così confinato nella propria enclave, come se la museografia dovesse ribadire la logica dei confini anziché superarla. Questa impostazione, più che una scelta espositiva, sembra il risultato di un’inerzia politica che continua a privilegiare la divisione rispetto al dialogo. Ripensare la “politica spaziale” di questi ambienti — aprendo varchi, creando intersezioni, favorendo prossimità e collaborazioni tra Paesi con temi affini — permetterebbe di immaginare una configurazione più intelligente, permeabile e contemporanea: una Biennale che non si limiti a sommare padiglioni, ma che costruisca relazioni.

© arcomai I 19. Biennale d’Architettura. Artiglierie: Padiglione della Irlanda, Padiglione della Croazia e Padiglione del Marocco.
Per la kermesse veneziana l’attuale configurazione rappresenta una fragilità strutturale: la mancanza di pause compromette la lettura delle singole proposte, costringendo il pubblico a una linearità obbligata e mono-direzionale. Sarebbe necessario ripensare radicalmente la spazialità di queste due aree espositive, ad esempio creando un corridoio esterno di distribuzione o liberando l’intero spazio, come avviene nella Mostra Centrale, dove la continuità architettonica favorisce la comprensione e la relazione tra le opere. Restituire al percorso un ritmo più libero e naturale significherebbe riconoscere che la visione artistica ha bisogno di tempo e di distanza, di un luogo intermedio dove la percezione possa sedimentare. Solo così l’Arsenale potrebbe cessare di essere un mero susseguirsi di stanze chiuse per diventare un “paesaggio di pensiero”, capace di accogliere la complessità della Mostra e di trasformare il disorientamento in consapevolezza.

© arcomai I 61. Biennale d’Arte, Sale d’Armi: Padiglione del Lussemburgo e Padiglione del Perù.
Per ottenere un reale miglioramento dell’esperienza espositiva sarebbe necessario spostare il baricentro dell’intero complesso proprio in quest’area, senza penalizzare la Mostra Centrale. Al contrario: una nuova centralità potrebbe rafforzarne il valore simbolico e funzionale, restituendo coerenza all’intero sistema dell’Arsenale. Il percorso pedonale che separa Artiglierie e Sale d’Armi rappresenta già oggi quello “spazio neutrale” di cui si avverte la mancanza: un asse potenzialmente capace di connettere i padiglioni nazionali alle Corderie, risolvendo al tempo stesso alcune criticità museografiche di base, dalla gestione dei flussi alla questione del lettering — spesso, entrando in un padiglione, non è chiaro a quale Paese appartenga.

© arcomai I 61. Biennale d’Arte, Sale d’Armi: Padiglione dell’Albania e Padiglione della Turchia.
Ripensare quest’area offrirebbe l’occasione di migliorare funzioni essenziali come le zone di sosta, i servizi F&B e quelli igienici, oggi affidati a bagni chimici disseminati lungo il percorso esterno: una soluzione inadeguata al prestigio del luogo e insufficiente rispetto ai flussi di pubblico, soprattutto nei giorni di apertura. Lo stesso tracciato è inoltre utilizzato per bypassare le Artiglierie e raggiungere le Gaggiandre, il Padiglione Italia o la sala stampa (e viceversa), un tragitto breve ma spesso poco confortevole nelle giornate più calde o piovose.

© google earth I Inquadramento dell’area dell’Arsenale con l’indicazione della zona di intervento per il concorso di idee, volto a collegare in modo funzionale ed espositivo le Corderie, le Artiglierie e le Sale d’Armi. Sotto: veduta del percorso pedonale tra queste ultime.
Le possibilità progettuali sono molteplici e potrebbero restituire qualità, identità e continuità a un’area strategica dell’Arsenale e, con essa, all’intera Biennale. Per questo si invita la Fondazione La Biennale di Venezia a valutarne la trasformazione attraverso un concorso di progettazione capace di generare visioni innovative e coerenti con il valore storico e simbolico del luogo, da presentare già alla 20. Mostra Internazionale d’Architettura del prossimo anno. In analogia con il restauro del Padiglione Centrale di Labics, che ha ridato ordine e centralità ai Giardini, un intervento all’Arsenale andrebbe oltre la funzionalità: diventerebbe un dispositivo architettonico di orientamento e accoglienza, un nuovo portale capace di trasformare l’avvio della visita in un’esperienza unica e coerente.
