Dentro Palazzo Manfrin il fuoriscala e’ in scala umana

© arcomai I L’artista Anish Kapoor. Anish Kapoor Foundation, Palazzo Manfrin.

Durante la 61ª Biennale Arte di Venezia, Palazzo Manfrin ospita la grande mostra Anish Kapoor: Palazzo Manfrin, un’esposizione che riunisce oltre cinquant’anni di ricerca artistica e architettonica dell’autore. Il palazzo cinquecentesco di Cannaregio, sede della Anish Kapoor Foundation, apre per la seconda volta al pubblico con un progetto che intreccia scultura, spazio e percezione. Kapoor presenta circa cento modelli architettonici, documentando progetti realizzati e non realizzati, insieme a una serie di installazioni monumentali e sculture in acciaio inox. L’esposizione esplora la relazione tra arte e architettura, tra oggetto e spazio, tra materia e vuoto: un percorso che riflette la convinzione dell’artista che “per creare nuova arte bisogna creare nuovo spazio”. L’allestimento a Manfrin è permanente ma in rotazione. Alcune opere esposte potrebbero essere sostituite o in prestito per altre mostre.

© arcomai I Anish Kapoor Foundation, Palazzo Manfrin.

Le opere, molte di scala ambientale, trasformano le sale del palazzo in esperienze immersive, dove il visitatore è invitato a confrontarsi con superfici concave, pigmenti assoluti, riflessi e assenze. Ogni stanza diventa un campo percettivo in cui la materia si fa spazio e il vuoto diventa forma. L’intera mostra si configura come una riflessione sulla possibilità di generare nuovi spazi mentali e sensoriali attraverso la scultura, secondo l’idea di Kapoor che “per creare nuova arte bisogna creare nuovo spazio”. Per questo, Palazzo Manfrin si presenta come un laboratorio di visioni, un luogo in cui l’architettura si trasforma in arte e l’arte si fa architettura, in un dialogo continuo tra materia, luce e vuoto. Un luogo che si attiva come un mezzo di continuità temporale e fisico tra le due Biennali veneziane,

© arcomai I Anish Kapoor Foundation, Palazzo Manfrin.

Nel percorso espositivo di Anish Kapoor i modelli architettonici assumono un ruolo centrale e poetico. Non sono semplici riduzioni di scala (maquette), ma traslazioni di peso e proporzione, frammenti di monumenti che si fanno accessibili, tangibili, quasi domestici. Kapoor porta dentro il palazzo ciò che normalmente eccede la misura umana: l’opera fuori scala si riduce, si concentra, si fa scala umana per poter essere osservata, attraversata con lo sguardo e con il corpo, compresa. L’artista mostra come il monumento, una volta miniaturizzato, non perda la sua potenza, ma la riformuli in termini di esperienza e di relazione. Anzi, in questa inversione di grandezza, il peso delle opere cambia natura: il cemento, l’acciaio, la pietra diventano materia mentale, compressa in un volume che si può contenere tra le mani o nello spazio di una stanza. Il modello diventa così un condensatore di energia, un modo per misurare la tensione tra monumentalità e intimità.

© arcomai I Anish Kapoor Foundation, Palazzo Manfrin.

In questo contesto, Palazzo Manfrin, oltre a essere un laboratorio di visioni, diventa anche un laboratorio di scala: un luogo in cui il grande e il piccolo dialogano scambiandosi di ruolo, e dove la scultura mette alla prova la propria relazione con la gravità e con la leggerezza. Kapoor mostra che il monumento, una volta ridotto, non perde peso: lo redistribuisce. La massa si concentra e diventa pensiero; la misura si trasforma in percezione. In questo equilibrio tra scala e peso, tra architettura e corpo, l’artista costruisce un nuovo spazio di relazione: un luogo in cui la monumentalità si piega alla misura dell’uomo, e il palazzo stesso diventa parte dell’opera, contenitore e interlocutore di una scultura che riflette sulla propria dimensione. Così, nel dialogo continuo tra proporzione e percezione, Kapoor traccia un ponte ideale tra la dimensione architettonica e quella artistica, tra il costruito e l’essere umano, tra la forza del monumento e la fragilità del pensiero contemporaneo.

© arcomai I Anish Kapoor Foundation, Palazzo Manfrin.


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