Dalla TV a colori alla rivoluzione Memphis: come l’immaginario mediatico ha trasformato il progetto

© memphis I Interno Memphis.
L’arrivo e la diffusione della televisione a colori nelle case italiane negli anni Settanta non rappresentano solo un avanzamento tecnologico: segnano un cambio di percezione. Modificano il modo in cui il pubblico guarda il mondo, abituando gli occhi a una saturazione nuova, a superfici luminose, a un’estetica apertamente artificiale. È dentro questo paesaggio visivo che maturano sia la ricerca cromatica di Ettore Sottsass sia, più tardi, il linguaggio del gruppo Memphis – fondato da Sottsass insieme ad Aldo Cibic, Matteo Thun, Marco Zanini, Martine Bedin, Michele De Lucchi, Nathalie Du Pasquier e George Sowden. La televisione introduce colori che non imitano la natura: piatti, accesi, spesso innaturali. Le scenografie televisive, le sigle animate e la pubblicità pop costruiscono un immaginario fatto di contrasti netti, grafismi e ritmi visivi immediati. La cultura domestica si riempie di immagini che non aspirano alla verosimiglianza, ma all’espressività. È un’estetica che normalizza l’artificio e prepara lo sguardo a una nuova intensità visiva.
A Sottsass, che già dalla metà degli anni Quaranta indagava il colore come forza emotiva e simbolica, non interessa la tonalità “corretta”, ma quella capace di spostare l’umore, di generare energia. Il colore, per lui, è un gesto politico: rompe la neutralità, incrina il buon gusto, restituisce agli oggetti una vitalità che li sottrae alla disciplina funzionalista. In questo senso, la televisione a colori non è un modello da imitare, ma un contesto culturale decisivo: sancisce che il mondo sta accettando una nuova intensità visiva, una libertà cromatica più audace. Sottsass ne intercetta la vibrazione, ma la traduce in chiave personale, spirituale, quasi rituale.
Quando Memphis nasce nel 1980 a Milano, la trasformazione dello sguardo è già avvenuta. Il gruppo radicalizza ciò che la televisione a colori aveva reso quotidiano: saturazioni accese, pattern grafici, superfici laminate che si comportano come schermi. Gli oggetti diventano immagini, dichiarazioni, piccole scenografie domestiche. La logica è quella della cultura televisiva: immediatezza, impatto, teatralità. Ma il collettivo non si limita a riflettere il linguaggio mediatico; lo devia, lo esaspera, lo rende ironico e consapevolmente eccessivo. In questo intreccio si definisce una continuità: la TV degli anni Settanta introduce un mondo artificiale e pop; Sottsass ne intercetta la carica emotiva e la trasforma in ricerca cromatica; Memphis la traduce in un linguaggio progettuale radicale, fatto di vibrazioni, dissonanze, libertà e critica culturale.
