Stazione Loreto: Coreografie sotterranee

© arcomai I Stazione Loreto, Metropolitana di Milano.

Nel 2008, all’interno del Progetto Rinnovo Stazioni di ATM, è iniziata la riqualificazione della stazione di Loreto — nodo di interscambio tra M1 e M2 inaugurato nel 1964 — intervenendo con discrezione sull’impianto grafico originario dell’olandese Bob Noorda. Il restyling, coordinato dall’architetto napoletano Cherubino Gambardella, avrebbe dovuto concludersi nel marzo 2009, ma si è protratto fino al 2011. Tra gli elementi più significativi spicca la nuova illuminazione, che sembra voler disobbedire alla linearità e al rigore funzionale che, nella progettazione delle metropolitane, sono quasi un dogma. Qui il sistema luce diventa nervoso, spigoloso, imprevedibile: un tracciato a zig zag che nasce dalle banchine e accompagna il passeggero verso l’uscita, evocando percorsi sensuali e liberi, simili ai movimenti di chi attraversa la stazione.

Gli spazi appaiono rinnovati pur conservando l’atmosfera dell’impianto modernista di Albini e Helg, immersi sotto un cielo di lampi rossi o verdi che seguono la cromia delle due linee ferroviarie. I nuovi faretti portano la luce ai livelli richiesti oggi senza moltiplicare i neon, gesto che avrebbe tradito la logica originaria. A terra, il pavimento in grigio Apricena — reinterpretato per integrare le strisce tattili — unifica i piani di calpestio e restituisce la sensazione di camminare in lieve sospensione. Lungo le pareti, una costellazione multicentrica di corpi illuminanti e pannellature in alucobond costruisce un ordine luminoso che richiama le striature della nebbia milanese e, per ritmo e cadenza, i lampioni stradali.

Il tracciato a zig zag non è un semplice capriccio formale: è un ritmo che sembra generare rumori, echi, parole e vibrazioni, come se la stazione stessa respirasse insieme al flusso dei passeggeri e dei treni, caricandosi della loro energia in movimento. Questo gesto sospeso si riflette, quasi senza che ce ne si accorga, sul comportamento delle persone in banchina. Lo spazio dell’attesa diventa un territorio di intimità mobile, in cui ciascuno si ritaglia una propria postura. Rispetto ad altre stazioni, qui si osserva un modo diverso di occupare lo spazio: i passeggeri sembrano più liberi, come su una pista da ballo, dove i movimenti individuali si intrecciano senza urtarsi, seguendo una coreografia spontanea e mai uguale. In questo equilibrio tra memoria e deviazione, l’approccio progettuale — intelligente e anticonformista dell’architetto — mostra come una stazione metropolitana possa diventare un dispositivo capace di generare comportamento, atmosfera e senso, trasformando il transito in esperienza.

© arcomai I Stazione Loreto, Metropolitana di Milano.


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