Oltre il fumetto: le “Cronache del dopobomba” e l’apocalisse secondo Bonvi

© Bonvi – eredi Bonvicini I Franco Fortunato Gilberto Augusto Bonvicini (in arte Bonvi), Cronache del dopobomba.

Ricorre oggi il trentesimo anniversario della scomparsa di Franco Fortunato Gilberto Augusto Bonvicini — in arte Bonvi — uno dei fumettisti più brillanti e irriverenti del panorama italiano, la cui satira continua a risuonare con sorprendente attualità. Modenese di nascita, cresciuto nell’Italia del dopoguerra, Bonvi sviluppò precocemente uno sguardo tagliente e anticonformista. In questo clima, alla fine degli anni Sessanta, videro la luce le Sturmtruppen, la striscia che rivoluzionò il fumetto satirico. Con le sue storie illustrate, ha creato un fenomeno di costume: per noi ragazzi di quegli anni, il suo diario in cartella era una sorta di status symbol, un segno di appartenenza, un manifesto di spensieratezza. Più che un racconto bellico, l’opera si impose come una feroce critica antimilitarista, resa indimenticabile dal celebre gergo ‘italo-tedesco’: un linguaggio sgrammaticato e divertente, capace di smontare la retorica della guerra esasperandone l’assurdità.

© Bonvi – eredi Bonvicini I Sturmtruppen.

Per noi di quesgli anni avere nella cartella il diario di scuola o un fumero del fumetto era uno status simbol o Più che un racconto documentaristico, l’opera si impose come una feroce critica antimilitarista, resa iconica dal celebre gergo “italo-tedesco”: un linguaggio sgrammaticato e irresistibile capace di smontare la retorica bellica, esasperandone l’assurdità. La creatività di Bonvi travalicò presto i confini della carta stampata. Autore poliedrico, fu sceneggiatore e attore, costruendo un percorso artistico libero che merita ancora oggi di essere celebrato. Fu tra i pionieri del fumetto in televisione, portando al successo Nick Carter per lo storico programma Gulp!. Nello stesso periodo diede vita a Cattivik, geniale parodia del genere nero, per poi approdare alle Cronache del dopobomba, una delle sue opere più cupe, sperimentali e profetiche.

© Bonvi – eredi Bonvicini I Sturmtruppen.

L’opera, il cui debutto risale al giugno 1973 sulle pagine della rivista Undercomics, proietta il lettore in un mondo devastato dal conflitto atomico, un limbo popolato da mutanti, alieni e uomini ridotti a caricature grottesche. Sebbene mantenga la vena satirica tipica di Bonvi, la serie se ne distacca per i toni decisamente più cupi e nichilisti rispetto alle Sturmtruppen. Il tratto grafico si fa espressionistico, sporco e volutamente spigoloso e graffiante, riflettendo un racconto che aggredisce la società post-nucleare attraverso immagini crude e ciniche. Forti sono le suggestioni letterarie: l’opera attinge infatti a Dr. Bloodmoney (1965) di Philip K. Dick — il visionario autore de La svastica sul sole (The Man in the High Castle, 1962), in cui si immagina un mondo alternativo dove gli Alleati hanno perso la Seconda Guerra Mondiale — ricalcandone il pessimismo lucido. Ne scaturisce un futuro senza redenzione, dove la sopravvivenza è una lotta brutale e incessante, e ogni creatura è, alternativamente, predatore o vittima in un ecosistema del terrore.

© Bonvi – eredi Bonvicini I Cronache del dopobomba.

I protagonisti sono gli ultimi superstiti di un mondo in macerie, dove la norma è la deformità. In questo scenario capovolto, i rari individui scampati alla mutazione vengono paradossalmente marchiati come ‘mostri’ e perseguitati. L’opera fonde satira e black humor per dipingere un’umanità abietta, ormai priva di ogni anelito di riscatto. È un lavoro visionario che anticipa le atmosfere di Survivors (I sopravvissuti), la serie BBC degli anni ’70: se lì era un virus di laboratorio e non l’atomica a decretare la fine, restava identico il tentativo disperato di ricostruire una società tra le rovine. Colpisce come, già cinquant’anni fa, fosse lucida la consapevolezza di quanto pandemie e conflitti potessero trasformarsi in strumenti di controllo e di erosione delle libertà individuali.

© Bonvi – eredi Bonvicini I Sturmtruppen.

Gli anni Settanta furono straordinari per l’Europa, e in particolare per l’Italia: un decennio di conflitti politici, sperimentazioni artistiche, movimenti sociali e rotture culturali. In questo clima nacquero figure che sfidarono apertamente convenzioni, istituzioni e linguaggi dominanti: Pier Paolo Pasolini, Dario Fo, Giorgio Gaber, Fabrizio De André, Carmelo Bene, Marco Pannella, Andrea Pazienza, e molti altri. Fu un’epoca di altissima autocoscienza e feroce spirito critico. Forse, se oggi fatichiamo a decifrare le radici delle nostre attuali incertezze ed errori, è perché abbiamo sottovalutato la potenza della cultura popolare. Non abbiamo saputo leggere nei fumetti — e nelle visioni di artisti come Bonvi — le lucide anticipazioni di un mondo che, già allora, stava mutando irreversibilmente sotto i nostri occhi.

 

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