“One to tango”: al PFF “Ne basta uno per ballare il tango”

© arcomai I Premio Prix ViDa Italia.

“Two to Tango” (“Due per ballare il tango”) — nella versione italiana, “Ci vogliono due per ballare il tango” — è un modo di dire che esprime con efficacia come, in una situazione di conflitto o disaccordo, la responsabilità ricada equamente su entrambe le parti. La frase sottolinea che certe dinamiche possono esistere o perdurare solo grazie a una partecipazione reciproca. Eppure, alla 61ª Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro — meglio conosciuta come Pesaro Film Festival (PFF) — la giuria ha assegnato il Premio Prix ViDa Italia alla videodanza Until (Iran, 2022), della coreografa e regista Tanin Torabi, preferendola a Two to Tango (Belgio, 2022) di Dimitri Sterkens. Una decisione presa senza tener conto del parere del pubblico — espresso sia dalla Giuria degli Spettatori che dalla Giuria degli Studenti — che aveva invece premiato l’opera di Sterkens “…per la lucidità con cui affronta il tema della cooperazione e del conflitto in un’epoca segnata dalle tensioni geopolitiche, creando un potente dialogo tra arte e attualità”.

L’evento e’ stato ospitato ieri pomeriggio all’interno della ex Chiesa della Maddalena. La cerimonia di premiazione si e’ tenuta poche ore dopo sul palco di Piazza del Popolo nel centro della città marchigiana, cuore della kermesse pesarese. A decretare il vincitore è stata una giuria composta da Pedro Armocida, direttore artistico della Mostra di Pesaro, Antonio Cioffi, direttore di Hangartfest, e dal celebre coreografo e filmmaker Gilles Jobin. Nella motivazione del premio si sottolinea “il potenziale espressivo della videodanza nel dare forma a emozioni profonde e temi universali”, lodando inoltre “il coraggio e la sensibilità” dimostrati nel raccontare “le dinamiche di oppressione e il desiderio di libertà” attraverso un linguaggio essenziale ma incisivo.

© arcomai I Premio Prix ViDa Italia.

Il video premiato — della durata di 13 minuti e 50 secondi — mostra un gruppo di giovani (uomini e donne) che, danzando per le vie e i vicoli di una città apparentemente tranquilla e non sorvegliata, si filmano a turno passandosi di mano in mano una telecamera. Nei loro movimenti e negli sguardi si coglie un senso latente di timore e inquietudine, che contrasta con l’apparente normalità dello scenario urbano. All’inizio del filmato, la regista dedica l’opera a Mahsa Amini, la giovane arrestata e successivamente deceduta in circostanze controverse nel settembre 2022, dopo essere stata fermata dalla “polizia morale” (“Gašt-e Eršâd” in lingua farsi) per non aver indossato correttamente l’hijab. Questo messaggio iniziale ha profondamente colpito una parte della giuria del pubblico (principalmente femminile), che ha interpretato l’intero lavoro come una denuncia poetica ma intensa alla repressione delle libertà da parte dell’attuale governo iraniano.

Il Premio Prix ViDa Italia è un’iniziativa alla sua prima edizione, nata con l’obiettivo di valorizzare il linguaggio della videodanza. Il progetto prende forma grazie alla sinergia tra 14 festival italiani attivi nel settore dell’audiovisivo, tra cui Hangartfest, promotore e curatore di questa edizione inaugurale. La rassegna, oltre ai due filmati già citati, ha ospitato otto opere audiovisive internazionali, offrendo uno sguardo ampio e sfaccettato sulla scena contemporanea della videodanza: Navigation (Canada, 2020) di Marlene Millar; Dear passengers (Estonia, 2022) di Madli Lääne; The ongoing process of tryibg to make sense (Germania, 2023) di Martin Klukas; Absent presence (Italia, 2023) di Giorgia Ponticello; Blind dreamers (Francia, 2022) di Sandra Geco; Luce (Canada, 2022-23) di Valeria Galluccio; One & One together – Part one (USA, 2023) di Shawn Fitzgerald Ahern, Emilie Leriche; e The bliss of the Crash (Italia, 2022) di Tonia Laterza, Stefano Caggianelli.

© arcomai I Premio Prix ViDa Italia.

Ma torniamo a Two to Tango — della durata di 18 minuti e 26 secondi — che si era aggiudicato il primo posto nella classifica del pubblico, superando Untill per un solo voto. La trama ruota attorno a un gioco mortale che coinvolge una decina di concorrenti, ciascuno rappresentate di paesi immaginari. A supervisionare il tutto c’è un maggiordomo enigmatico, il quale dà il via alle danze attivando un vecchio giradischi. Gli ospiti si dividono in coppie e iniziano a ballare, finché la musica non si interrompe bruscamente. A quel punto, ognuno corre verso il proprio podio per impadronirsi di una pistola, precedentemente posizionata dagli inservienti, e comincia una brutale sparatoria. Dopo la prima eliminazione, il gioco riprende, e i superstiti tornano in pista. Il momento culminante arriva con l’ultimo ballo, quando un uomo e una donna, prima di affrontarsi nel duello finale, si lasciano andare a un tango appassionato. Solo uno dei due sopravvivrà a quell’ultimo passo. E proprio quella persona si guadagnerà la medaglia di vincitore che guarda caso era appartenuta alla vittima dell’ultima sfida ad indicare — a dimostrazione che, proprio come nella selezione naturale, è sempre il più forte a prevalere.

© arcomai I Premio Prix ViDa Italia.

Il video aveva conquistato il favore del pubblico, che aveva espresso il proprio voto selezionando uno dei dieci titoli in gara su un’apposita scheda. Queste, una volta raccolte, sono state affidate a una coppia di scrutinatori incaricati di annunciare il verdetto finale. Nel frattempo, parte degli spettatori aveva già lasciato la sala, mentre i rimanenti sono stati invitati a formare una giuria con quella degli studenti. Disposti in cerchio, i giurati hanno cercato di elaborare un commento critico, nonostante l’assenza di circa metà dei votanti, per argomentare le scelte espresse — soprattutto sui primi tre classificati, tra cui figurava un ex aequo con un quarto video. Tra questi due ha poi prevalso Navigation (Canada 2020) di Marlene Millar. Durante il dibattito sono emersi spunti di riflessione interessanti anche sul piano emotivo, alimentati dal clima teso degli eventi internazionali in corso — due giorni fa Israele ha attaccato l’Iran — e, più in generale, dal racconto dominante della stampa mainstream. Come dopo una seduta di Alcolisti Anonimi, i membri della Giuria degli Adulti si sono lasciati andare a giudizi ed esternazioni che hanno messo a nudo la propria visione del mondo, abbandonando infine la sala in silenzio, ciascuno con un nuovo frammento della propria storia personale nel cuore.

La scelta di “Two to Tango” è sembrata nascere da un impulso forse inconsapevole: riconoscere in quel video non soltanto un cortometraggio, ma quasi un vero e proprio film — dal momento che supera il limite canonico dei 15 minuti. A differenza degli altri lavori, percepiti per lo più come esercizi di videoclip, quest’opera si è distinta per la sua struttura narrativa e l’intensità cinematografica, dove la coreografia si trasforma in un drammatico duello teatrale. Un contrasto potente tra eleganza e tensione, passione e destino. Una preferenza che rivela come il pubblico non abbia privilegiato il linguaggio coreutico rispetto a quello filmico. Probabilmente, l’organismo selezionatore dei dieci finalisti ha distrattamente etichettato il film come videodanza solo perché gli attori danzavano al ritmo della musica — confondendo la presenza del movimento con l’intenzione coreografica.

© arcomai I “Two to tango”.(immagine realizzata con I.A)

Così come il pubblico ha espresso il proprio verdetto prescindendo dall’opinione dei votanti assenti, anche la giuria ufficiale del festival ha assegnato il premio finale senza tenere conto della volontà della “dimezzata” giuria popolare. E così, con ironica inversione, si passa da “Two to Tango” a “One to Tango”: a volte, per ballare il tango, basta davvero uno solo.


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