La prospettiva improbabile di Marc Chagall

Il compleanno (1915), Museum of Modern Art, New York. La camera gialla (1911), Fondation Beyeler, Basilea.
I quadri di Marc Chagall (1887-1985) si riconoscono all’istante per la loro atmosfera sognante e poetica, dominata da un uso del colore vibrante, emotivo e fortemente simbolico. Più che descrivere la realtà, i suoi toni brillanti — blu profondi e cosmici, rossi ardenti, gialli luminosi e verdi fiabeschi — servono a dare voce ai sentimenti, avvolgendo le scene in una luce quasi mistica. In questo universo cromatico privo di gravità, lo stile dell’artista fonde la scomposizione cubista con il lirismo del Fauvismo e l’immaginario surrealista: le sue composizioni vedono protagoniste figure fluttuanti nel cielo, da innamorati abbracciati a musicisti, animali antropomorfi e personaggi del folklore ebraico e russo. L’armonia tra questi colori intensi, gli elementi fiabeschi e il ricordo nostalgico del villaggio natio di Vitebsk conferisce alle sue opere una straordinaria carica emotiva, ricca di spiritualità, tenerezza e romanticismo.
Eppure, l’impatto emotivo di queste opere nasce da un punto di vista del tutto impossibile: una prospettiva insolita, persino distorta, che negli interni più noti come in diversi esterni si orienta dall’alto verso il basso. Si tratta di una scelta concettuale e formale che la critica sembra aver bizzarramente ignorato. È proprio questa angolazione a portare in luce dettagli intimi della vita quotidiana destinati altrimenti a scomparire: il tavolo inclinato col tradizionale samovar (il contenitore metallico per il tè) in La camera gialla (1911), le pietanze ne Le fragole (1916), la credenza con vettovaglie e uno sgabello rotondo in Il compleanno (1915), i fogli di carta sparsi sul tavolo in Interno con fiori (1917), il giardino scorto da Bella e Ilda alla finestra (1916), i tetti e i selciati ne La casa rosa o La strada (1922), o la trama della tovaglia ne La governante e il bambino (1914).
Sono dettagli che saldano con forza l’esistenza dei personaggi al loro spazio più intimo: le figure e le loro azioni si fondono con l’ambiente circostante, restituendo all’opera una salda architettura spaziale. Se un bambino disegna un piatto o una panca, lo fa istintivamente dall’alto, guidato da una visione primaria. In Chagall, tuttavia, questo candore espositivo maschera una scelta visiva estremamente consapevole. Collocato in una posizione sopraelevata o nascosta, il suo punto di vista finisce per evocare uno sguardo severo e giudicante: quello di un occhio supremo che tutto vede.
