Perugia e la Cittadella della Giustizia: un progetto coraggioso tra architettura e cambiamento

Dopo un ventennio di silenzio e abbandono, l’ex complesso penitenziario di Perugia, collocato nella zona sud del centro storico, in posizione intermedia tra la città alta e l’area dello Stadio Santa Giuliana e Piazza Partigiani, si appresta a vivere una nuova fase. Un ambizioso progetto di rigenerazione, firmato dallo studio dall’architetto svizzero Mario Botta, darà nuova vita a questo importante sito nel cuore della città. Presentata per la prima volta al pubblico e alle istituzioni nel marzo 2023, la proposta mira a trasformare l’ex carcere maschile e femminile, insieme al Padiglione Paradiso, in una moderna cittadella della giustizia. L’iniziativa non si limita a un semplice riutilizzo degli spazi: l’obiettivo è rigenerare l’intero settore sud del centro storico entro il 2027, riconnettendo al tessuto urbano un’area rimasta isolata per decenni.

© Agenzia del Demanio I La Cittadella della Giustizia di Perugia.

Questo intervento rappresenta un’opportunità decisiva per la riqualificazione e la rinascita di un intero quadrante cittadino. Il nuovo complesso non si limiterà a ospitare gli uffici giudiziari e le funzioni legate all’amministrazione della giustizia: si configurerà come un moderno polo civico, aperto e integrato con la città e i suoi abitanti. Una quota rilevante degli spazi sarà infatti destinata a servizi pubblici e aree di aggregazione, con l’obiettivo di ricucire il tessuto urbano e rafforzare il senso di appartenenza della comunità locale. Il piano, dal valore complessivo superiore ai 100 milioni di euro, è stato articolato in due fasi per garantire un’efficace gestione temporale e logistica.  La prima fase si concluderà a metà del 2026 con l’inaugurazione della nuova sede della Procura della Repubblica e Polizia Penitenziaria all’interno dell’ex Carcere Femminile. Entro il 2027, invece, verranno completati gli uffici del Tribunale Penale e di Sorveglianza, del Giudice di Pace e del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati presso l’ex Carcere Maschile. Il Padiglione Paradiso ospiterà invece il Tribunale Civile, l’UNEP e ulteriori servizi dedicati alla cittadinanza.

Al momento, le informazioni disponibili sul progetto restano frammentarie. L’unico elemento definito riguarda lo schema funzionale preliminare del blocco destinato ad accogliere la Procura della Repubblica. Il padiglione femminile, originariamente costruito come convento delle Monache Domenicane, ha mantenuto tale funzione fino al 1867, quando fu convertito in struttura detentiva. Il complesso deriva dalla fusione di due conventi adiacenti e, nel corso degli anni, ha subito numerosi interventi di ristrutturazione e ampliamento. La configurazione architettonica è caratterizzata da una pianta irregolare, articolata attorno a tre cortili quadrangolari, delimitati da dieci corpi di fabbrica collegati tra loro e disposti secondo uno schema planimetrico a “L”. La superficie lorda coperta ammonta a circa 5.800 mq, a cui si aggiungono circa 1.100 mq di spazi scoperti. L’edificio si sviluppa su tre livelli complessivi, di cui due fuori terra. Anche in questa fase embrionale, la complessità morfologica del complesso evidenzia le sfide progettuali legate all’organizzazione delle future sezioni interne, in termini di accessibilità, flussi di circolazione e distribuzione funzionale degli ambienti.

Per cercare di comprendere meglio l’entità dell’intervento, abbiamo contattato lo studio dell’architetto Mario Botta a Mendrisio. Con cortesia, ci è stato comunicato che non sono autorizzati a divulgare materiale sul progetto, e ci hanno indirizzato all’Agenzia del Demanio. Tuttavia, al momento, da quest’ultima non è pervenuto alcun riscontro. Questa carenza di informazioni rende difficile comprendere l’approccio progettuale dello studio d’architettura nell’affrontare le sfide tecniche e architettoniche connesse alla riconversione di un edificio storico dalla morfologia così peculiare. In attesa di ulteriori dettagli ufficiali, proviamo a esaminare più da vicino le criticità più evidenti e intuitive che questo complesso presenta.

© Agenzia del Demanio I La Cittadella della Giustizia di Perugia.

La riconversione di un carcere ottocentesco in una moderna cittadella della giustizia comporta sfide progettuali di rilievo. La criticità più evidente risiede nella configurazione architettonica originaria: la struttura delle prigioni storiche, caratterizzata da spazi angusti e celle di dimensioni ridotte, si rivela intrinsecamente incompatibile con le esigenze contemporanee di ambienti ampi, come uffici, aule giudiziarie ed spazi comuni. La mancanza di un impianto modulare rappresenta un ulteriore ostacolo, rendendo complessa la riorganizzazione degli spazi per adattarli alle diverse funzioni previste in un moderno polo giudiziario. Tra queste, la creazione di percorsi separati per il pubblico, il personale e i detenuti si configura come una necessità imprescindibile. Un altro nodo critico riguarda l’accessibilità: la conformazione storica del complesso, con scalinate e corridoi stretti, mal si presta all’adeguamento alle normative attuali in materia di accesso per le persone con disabilità. Questo richiede interventi strutturali di notevole complessità, spesso invasivi, che pongono delicati problemi di equilibrio tra conservazione del patrimonio e innovazione funzionale.

La conservazione degli elementi architettonici originali, come le murature massicce e le strutture a volta, pur rappresentando un inestimabile valore storico, pone notevoli ostacoli all’integrazione di impianti tecnologici e di sicurezza di ultima generazione. Inoltre, l’adeguamento alle normative vigenti in materia di sicurezza antisismica risulta particolarmente complesso e oneroso, in virtù della fragilità strutturale e dell’antichità del fabbricato. Dal punto di vista energetico, la morfologia dell’edificio introduce ulteriori criticità. Le murature in mattoni e pietra, unite all’assenza di un efficace sistema di isolamento termico, rendono l’intero complesso difficile da climatizzare, sia in inverno che in estate, causando un elevato consumo energetico e costi operativi non sostenibili.

© Agenzia del Demanio I La Cittadella della Giustizia di Perugia.

A completare il quadro delle sfide progettuali, si aggiunge la problematica legata alla scarsa illuminazione naturale, tipica delle strutture carcerarie storiche. Questa carenza impone il ricorso intensivo all’illuminazione artificiale, con conseguente incremento del fabbisogno energetico e dei costi di gestione. L’installazione di moderni sistemi di ventilazione e climatizzazione, indispensabili per garantire adeguati livelli di comfort, si presenta altrettanto complessa. La rigidità strutturale del manufatto e i vincoli architettonici imposti dalla sua valenza storica limitano fortemente le possibilità di integrazione impiantistica, sia in termini tecnici sia economici. Infine, l’eventuale adozione di fonti energetiche rinnovabili, come pannelli solari, pone ulteriori difficoltà: ogni intervento in tal senso rischia di alterare l’aspetto storico del complesso, rappresentando un ostacolo significativo alla creazione di una struttura davvero sostenibile sul piano energetico.

A tale proposito, è opportuno ricordare che il bando di gara relativo alla “progettazione esecutiva e ai lavori”, pubblicato nel novembre 2024, prevedeva la rendicontazione dettagliata in merito al raggiungimento degli obiettivi ESG (Environmental, Social, Governance — ovvero Ambientale, Sociale e di Governance)) individuati dall’Agenzia del Demanio. “Tra questi: il recupero di un bene tutelato, il miglioramento statico delle strutture, l’abbattimento di CO2, la produzione del 60% di energia pulita per il fabbisogno dell’edificio, la misurazione dell’impatto ambientale dell’intero ciclo di vita dei materiali da costruzione, la realizzazione di ambienti accessibili e privi di barriere architettoniche, l’implementazione del sistema di automazione, controllo e gestione delle tecnologie all’interno dell’edificio, con impianti gestiti in maniera intelligente e automatizzata.” Sebbene tali obiettivi risultino pienamente coerenti con un intervento di nuova edificazione, appaiono indubbiamente ambiziosi se riferiti a edifici di valore storico, per i quali vincoli strutturali e conservativi possono rappresentare rilevanti ostacoli alla loro piena realizzazione.

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Siamo certi che lo studio Botta saprà offrire risposte tecniche puntuali alle questioni sopra menzionate. Tuttavia, la sfida più profonda di questo progetto si gioca sul piano simbolico, e quindi su quello del linguaggio architettonico. Un ex-luogo di detenzione, infatti, può rappresentare un ostacolo psicologico per il pubblico, rendendo complessa la creazione di uno spazio — sostanzialmente “triste” — che venga percepito dalla collettività come giusto, imparziale e accogliente. In questo contesto, l’architettura assume un ruolo strategico nella costruzione di un’immagine moderna ed emancipata del sistema giudiziario italiano — un’immagine che lo Stato cerca da decenni di aggiornare, non solo a livello operativo, ma anche sotto il profilo formale e culturale. Si tratta di una trasformazione che l’Europa osserva con attenzione e, in molti casi, sollecita in modo critico, chiedendo un adeguamento coerente ai parametri comunitari, affinché la giustizia italiana possa essere percepita come espressione di un paese realmente moderno, inclusivo ed efficiente.

© Agenzia del Demanio I La Cittadella della Giustizia di Perugia.

La soluzione progettuale sviluppata dallo studio Mario Botta Architetti assume un’importanza strategica, configurandosi come banco di prova per future operazioni simili. È chiamata a verificare concretamente se sia possibile riconvertire immobili demaniali gravati da vincoli architettonici complessi, come nel caso emblematico dell’ex struttura del capoluogo umbro. Si tratta di valutare la sostenibilità operativa ed economica di interventi di questa natura, in un contesto in cui lo Stato punta a recuperare il cosiddetto “patrimonio storico” — forte del motto “Restituiamo valore ai Beni Pubblici” — promuovendo la sua valorizzazione e al contempo razionalizzando l’uso delle risorse pubbliche. Tuttavia, tale orientamento si scontra con una radicata reticenza culturale, che spesso impedisce di considerare l’eventualità — per quanto necessaria — di una demolizione parziale o totale di manufatti ormai obsoleti e incompatibili con le reali esigenze funzionali e gestionali del servizio pubblico. Questa commessa mette in luce l’assenza di una strategia organica e aggiornata — teorica, tecnica e normativa — su cosa significhi oggi intervenire sull’esistente, soprattutto in ambito pubblico.

© Agenzia del Demanio I La Cittadella della Giustizia di Perugia.

Persistono, infatti, visioni conservazioniste che, sebbene animate da intenzioni nobili, tendono talvolta a imporsi rigidamente su strutture storiche ormai superate sotto il profilo tecnico e funzionale, rendendole incompatibili con gli standards richiesti da una società al passo coi tempi. Ne derivano spesso compromessi al ribasso, che sacrificano la qualità progettuale e compromettono la sostenibilità complessiva dell’intervento. In questo contesto, l’architetto svizzero sarà chiamato a collaborare strettamente con tecnici locali esperti, capaci di orientarlo attraverso la complessa rete normativa e procedurale italiana. Sarà fondamentale individuare e difendere spazi di “libertà progettuale” da conquistare con determinazione in un confronto non facile con una committenza che, almeno in apparenza, sembra più propensa a ristrutturare una cantina che a investire in una casa nuova.

Solo in questo modo sarà possibile concentrare lo sforzo creativo sul linguaggio architettonico, lavorando per decontestualizzare un manufatto architettonico rigido e privo di valore intrinseco, mediando le contraddizioni insite in un processo di riconversione complesso e ricercando nuovi equilibri formali e funzionali, anche per quanto riguarda gli spazi accessori. Il contesto di Perugia, d’altra parte, è ben distante da quello vernacolare delle Alpi svizzere o dalle belle città contemporanee dove Mario Botta ha realizzato alcune delle sue architetture più celebri nel corso degli ultimi cinquant’anni. Proprio per questo, la sfida è tanto ambiziosa quanto stimolante. Buon lavoro architetto!

 

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