Sotto il cielo di Stone Town i tetti diventano orizzonte e lo skyline background

© arcomai I L’orizzonte costruito di Stone Town.

Si definisce skyline (“linea di cielo”) il profilo della vista d’insieme delineata dagli edifici di una città e dai suoi punti più elevati (tetti, cupole, torri, guglie, antenne). Con lo stesso termine si può anche intendere il paesaggio costruito di un centro abitato come uno tra i segni più significativi del potere, della cultura e della ricchezza espressi da questo. In tal senso la “linea del cielo” rappresenta la sintesi delle peculiarità civili, economiche e culturali di una società. Lo “orizzonte urbano”, disegnato dai tetti di Stone Town, capitale dell’isola di Zanzibar (Tanzania) nell’Oceano Indiano, genera un panorama unico al mondo che delinea un profilo simile a quello di un rilievo artificiale; un “orizzonte costruito” che in certe ore del giorno si contrappone al cielo nuvoloso equilibrandone i volumi; mentre in altre funge da outline (contorno), spostando il cielo terso su un piano di background (sfondo). Quindi uno skyline sempre in divenire perché gli elementi, divisi da questa linea immaginaria, cambiano a seconda delle stagioni e condizioni atmosferiche.

© arcomai I Skyline di Stone Town.

Stone Town è una delle città storicamente più importanti dell’Africa orientale. La sua nascita risale agli anni trenta dell’Ottocento quando furono costruite le prime case in pietra corallina, da qui il nome di “Città di pietra”. Grazie alla sua importanza storica e architettonica, la città è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 2002. L’impianto urbanistico della città è caratterizzato da un labirinto di vicoli definiti da case, palazzi, negozi, slarghi, piazzette, bazar e moschee caratterizzati da un mix unico di stili che comprende elementi moreschi, arabi, persiani, indiani ed europei (coloniali). A causa di questa peculiarità morfologica, Stone Town non è propriamente una città dell’architettura poiché i prospetti dei suoi edifici non possono essere percepiti (nella loro interezza) dai visitatori a parte le tipiche porte e balconi intagliati. Se vuoi vedere i palazzi nella loro completezza devi salire sui tetti. Le vere facciate degli edifici sono proprio le loro coperture.

© arcomai I Skyline di Stone Town.

Allo stato attuale il panorama costruito e’ essenzialmente ricoperto di lamiera corrugata; un “tappeto in metallo” di almeno 35 ettari, un patchwork visibilmente arrugginito e a volte montato in modo approssimato che, oltre a dare un’immagine omologata dello skyline di Stone Town, azzerandone i volumi originari degli edifici, contribuisce a far apparire la città come una bidonville di lusso (bidon in francese significa appunto “bidone di metallo”), dandole un’apparenza sciatta, precaria e fatiscente. La lamiera grecata era già in uso (in Europa) intorno alla seconda metà dell’Ottocento per coprire stazioni, caserme, fabbriche e magazzini. Britannici, tedeschi e francesi lo usarono anche per la loro edilizia coloniale sia in Africa che in Asia. Con ogni probabilità gli inglesi portarono questo materiale a Stone Town durante il loro protettorato, come testimoniano alcune foto storiche dell’inizio del XX secolo.

La lamiera (ondulata, corrugata, galvanizzata o zincata) – oltre a rendere un tetto perfettamente impermeabile all’acqua – è leggera, facilmente trasportabile, semplice da installare e relativamente economica. Un “sogno di modernità” che la rende, ancora oggi, un elemento costruttivo diffusissimo e difficilmente sostituibile. Il vantaggio e’ enorme – soprattutto nelle baraccopoli – grazie anche alla facilità di riciclare il materiale. Viceversa, il suo principale difetto riguarda senza dubbio lo scarso comfort interno degli edifici sia per la trasmissione del calore sia per l’”effetto tamburo”, inevitabile nel corso di forti scrosci di pioggia che qui, durante la stagione delle piogge, si protraggono per diversi mesi dell’anno. Inoltre, la lamiera di copertura può raggiungere temperature elevate durante il giorno, rendendo l’ambiente interno invivibile.

© arcomai I Vicoli di Stone Town.

Al contrario questi pannelli si raffreddano abbastanza rapidamente appena cala il sole grazie alla scarsa inerzia termica del metallo e allo spessore minimo degli elementi. Se pero’ la ventilazione degli ambienti interni e’ scarsa, il calore accumulato nelle ore diurne può restare a lungo anche nel corso della notte. Per ridurre il problema si possono tentare due strade: internamente, separare la copertura dall’interno con “controsoffitti”, coibentanti od ampie intercapedini d’aria; esternamente, tentare di ridurre l’irraggiamento applicando sulle lamiere degli elementi ombreggianti. Uso e funzioni alternative del tetto e/o sottotetto potrebbero essere da stimolo per adottare materiali innovativi più sostenibili ed efficienti e/o provare a migliorare quello – oramai consolidato – portandolo a raggiungere requisiti tecnici e proprietà estetiche più pertinenti al contesto urbano e storico di Stone Town. Il patrimonio costruito di Stone Town è in gran parte in decadimento, sia a causa della friabilità della pietra locale, con cui sono costruiti gran parte degli edifici, che per la scarsa cura da parte di privati ed enti pubblici, sebbene sia stata costituita un’apposita Autorità di Conservazione e la città sia sotto l’egida dell’UNESCO da ben vent’anni.

© arcomai I Rovine del Palazzo di Beit El Mtoni.

Dei circa 1600 edifici che costituiscono la città antica solo un decimo riceve manutenzione appropriata. Molti sono fatiscenti o pericolanti se non addirittura crollati come la House of Wonders del 1883 (il Palazzo delle Meraviglie, residenza del sultano Barghash bin Said) parzialmente collassata lo scorso 25 Dicembre. Quindi anche i manufatti di particolare rilevanza storica sono tra i più fragili e spesso trascurati nonostante la loro importanza. Va da se’ che per salvaguardare gli edifici bisogna intervenire sulla loro parte più sensibile: il tetto. Partiamo quindi dallo “orizzonte costruito” della capitale di Zanzibar per pensare ad un programma che metta in sicurezza i suoi beni edilizi e al tempo stesso serva da strumento pro-attivo di rigenerazione a scala urbana in senso ampio.

© arcomai I Skyline di Stone Town.

 

 

 

 


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