Un lenzuolo blu per coprire il suicidio del “Palazzo delle Meraviglie”

© arcomai I Il “Palazzo delle Meraviglie” dopo il crollo.

Sono passati due mesi dal crollo del “Palazzo delle Meraviglie” e ancora si lavora a rimuovere le macerie. Un incidente simile era già accaduto nel 2012, quando parti del tetto caddero portandosi dietro diversi pilastri originali in ghisa. Quella volta fu interessata la parte posteriore dell’edifico, mentre il collasso dello scorso 25 dicembre ha coinvolto l’ingresso principale con la celebre torre dell’orologio e l’ala orientale dell’edificio. Nel novembre 2015 forti piogge avevano causato il parziale crollo del tetto. Nel 2016 furono eseguiti lavori di consolidamento delle murature portanti e solai che mostravano cedimenti. Cosi’ nel 2018 fu affidato alla Costruzioni Generali Gilardi di Torino, che si era aggiudicata la gara da 6 milioni di dollari, finanziata dal Sultanato dell’Oman, l’incarico di ristrutturazione e restauro del manufatto.

Ora toccherà alla ditta appaltatrice, che avrebbe dovuto completare i lavori in 15 mesi, e ai responsabili del progetto spiegare cosa sia successo; e se l’incidente si sarebbe potuto evitare. Sara’ la sovrintendenza locale (Town Conservation and Development Authority) a rendere noto l’ammontare dei danni complessivi. Nel frattempo, un team di ingegneri strutturali e architetti, inviati il mese scorso dal WMF (World Monuments Fund) come parte di una missione organizzata dall’UNESCO, sta dando consigli al governo di Zanzibar su come salvare la parte rimante dell’edificio da un eventuale collasso totale.

© arcomaiIl “Palazzo delle Meraviglie” col rivestimento in lamiera pitturata di vernice blu.

Il complesso è dal 2000 nella lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO. Al suo interno era ospitato il Museo di Storia e Cultura di Zanzibar e della costa Swahili. Simbolo della città, era meta per l’80% dei turisti che vengono a Zanzibar. Un numero certamente importante se consideriamo che circa 30.000 viaggiatori visitano la capitale dell’isola ogni anno. Affacciata sull’Oceano Indiano, la “House of Wonders” (in arabo Beit-el-Ajaib) occupa un posto di rilievo di fronte ai Giardini Forodhani sul lungomare della città vecchia, in Mizingani Road. È uno dei sei palazzi costruiti da Barghash bin Said, secondo sultano di Zanzibar. Il manufatto fu costruito nel 1883 come palazzo cerimoniale e sala ricevimenti. Il suo nome deriva dal fatto che fu il primo edificio a Zanzibar ad essere alimentato da energia elettrica nonché il primo in Africa orientale ad avere un ascensore.

do.co.mo.mo. I Il “Palazzo delle Meraviglie” . Evoluzione della facciata (fonte do.co.mo.mo. 48 — 2013/1):

A. La facciata originale ca. 1888;, B. La facciata ca. 1892. con l’aggiunta di colonne; C. La facciata ca.1900 con modifiche dopo il bombardamento: abbassamento delle verande, aggiunta del tetto terrazza e torre dell’orologio; DLa facciata ca. 1920 dopo le ultime modifiche di J. H. Sinclair..

Il progetto del palazzo è attribuito ad un ingegnere marittimo britannico che introdusse nuovi elementi costruttivi come l’uso di componenti prefabbricati ed architettonici come le ampie verande esterne sostenute da colonne in ghisa, che consentivano soffitti eccezionalmente alti, ma anche i passaggi coperti sopra il livello della strada che collegavano il palazzo ai due palazzi adiacenti con funzioni amministrative Beit al-Hukum e Beit al-Sahel (ora Museo del Palazzo), permettendo alle dame reali di muoversi senza essere viste. L’edificio aveva un ampio cortile centrale coperto circondato da loggiati. I pavimenti in marmo e la maggior parte delle decorazioni in argento all’interno furono importati dall’Europa.

© arcomai I “Palazzo delle Meraviglie”. Foto storiche: 

Di fronte al fabbricato originario sorgeva un faro che fu distrutto durante la guerra anglo-Zanzibar del 27 agosto 1896. Durante questo attacco venne distrutto il palazzo di Beit al-Hukum e danneggiato gravemente quello di Beit al-Sahel, mentre il fabbricato reale subi’ solo lievi danni. A mio avviso, ciò non fu casuale visto che chi pianifico’ il bombardamento dal mare volle arbitrariamente colpire solo i due edifici amministravi annessi al corpo pregiato centrale ed assicurasi cosi’ un comodo soggiorno una volta sceso a terra. Durante la ricostruzione nel 1897 fu integrata una nuova torre dell’orologio nella facciata dell’edificio, purtroppo andata perduta col crollo di due mesi fa. Nel 1911 la costruzione fu trasformata in uffici governativi dell’autorità governativa britannica.

© arcomai I “Palazzo delle Meraviglie”. Foto storica.

Dopo l’indipendenza, il 10 dicembre 1963, Beit–el–Ajaib è stato riportato alla sua funzione di palazzo cerimoniale e amministrativo per il governo del sultano Seyyid Jamshid, un discendente del sultano Seyyid Said. Tuttavia, poco dopo, il 12 gennaio 1964, la Rivoluzione scoppiò e il sultano dovette fuggire dall’isola. Lo stabile fu saccheggiato e da li’ a poco il presidente Karume decise di trasformare l’edificio nella sede sia del Partito Afro Shirazi che dell’ Afro Shirazi Party Ideological College ed insediare li’ il Museo Memoriale della Rivoluzione alla Rivoluzione.. Nel 1992, il complesso è stato restituito al governo del Zanzibar e gran parte di ciò che conteneva al suo interno è stato smantellato, distrutto o disperso.

© arcomaiIl “Palazzo delle Meraviglie” col rivestimento in lamiera pitturata di vernice blu.

Questa mia “biografia di un’architettura” e’ stata in parte ricostruita attraverso il numero 48-2013/1 della rivista di do.co.mo.mo. dal titolo “Early Modern African Architecture. The House of Wonders Revisited” (a cura di Antoni Folkers), di cui pubblichiamo qui un diagramma che mostra l’evoluzione compositiva della facciata nel trentennio compreso tra l’ultima decade dell’800 e le prime due ‘900. Questa immagine mostra la leggerezza, l’eleganza, la fragilità di un’opera architettonica voluta ed eretta non per subire e tollerare cosi tanta e sistematica violenza da parte dell’uomo, ma per celebrare la bellezza della modernità. Le battaglie, gli incidenti, l’abbandono, la trascuratezza, l’ignoranza in un secolo e mezzo di vita hanno sicuramente indebolito non solo la sua struttura e identità ma anche la sua anima.

Allo stato ogni forma di restauro altro non e’ che un inutile accanimento terapeutico, un’ulteriore violenza perpetuata dal cinismo delle civiltà. Sembra quasi che la “Casa delle Meraviglie” abbia scelto da sola di farla finita. Il ridicolo rivestimento in lamiera corrugata – pitturato di vernice blu – che avvolge i ruderi di qualcosa che se ne era già andato, sembra il lenzuolo del coroner che copre il cadavere per nascondere la vergogna di un delitto annunciato. Da quanto riportato dal quotidiano locale The Citizen. nel crollo, quattro operai sono stati estratti vivi dai detriti e portati in ospedale. Quando la “cosa meravigliosa” diventa miracolo.


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