La voce della “Little Free Library” dice: “Take a Book – Return a Book”

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© arcomai I La Little Free Library ad Hanoi.

Quando negli anni ’90 si era studenti universitari eravamo soliti comprare libri e riviste d’architettura. Per chi proviene da quella generazione leggere le “architetture di carta” e’ ancora una piacevole e necessaria consuetudine. La biblioteca della facoltà era una tappa quotidiana per molti di noi. In quegli anni la pubblicistica di settore ospitava principalmente edifici pubblici di architetti (da tutto il mondo) che si cimentavano nella progettazione di musei, auditorium, istituti scolastici e biblioteche. Quest’ultima tipologia e’ oramai da diversi anni scomparsa – almeno sulla carta – sostituta o riadattata per servire come mediateca o altri “derivati” della cultura “pop-contemporanea”. Con essa si e’ trasformata anche la pratica del leggere. “Cartaceo Vs Digitale” era il grande dilemma che ci si poneva una decina anni fa. Oggi, invece, c’è da domandarsi non solo se si legge ancora ma, soprattutto, cosa si legge.

Sono appena atterrato a Singapore per un pit-stop. Il mio prossimo volo e’ attorno a mezzanotte. Ho tempo abbastanza per passare queste ore d’attesa fuori dall’aeroporto. Ho pensato cosi’ di andare alla Biblioteca Nazionale. Qui ero solito trascorrere il sabato mattina quando vivevo a Singapore. Mi siedo al tavolo riservato ai ricercatori, dopo aver compilato il solito modulo di accettazione. Attorno a me c’è un gruppo di giovani studenti. Ognuno ha davanti a se’ diversi libri aperti ed apparecchiatiti attorno al proprio cellulare. Li osservo. Leggono un paragrafo e poi afferrano il cellulare per replicare agli amici utilizzando una delle tante applicazioni di messaggistica disponibili per gli smart phones. Una violenza (a rischio di recidiva) contro la concentrazione per loro e per chi gli sta attorno cadenzata in intervalli regolari come dettati da una catena di montaggio. Il pensiero libero e’ oggi messo sotto scacco dal conformismo pop dei social networks. Mi domando: “Ma che cosa ci stanno a fare qui?”

Ieri mattina camminando per le strade di Hanoi mi sono imbattuto nella più piccola biblioteca del mondo. Una scatola delle dimensioni poco più grande di una buchetta per le lettere. L’edifico in miniatura e’ appeso all’ingresso di una casa in stile coloniale. Una scritta in vietnamita, tradotta in inglese, invita a prendere uno dei libri custoditi al suo interno ed a riportarlo. Un libro mastro, ordinatamente compilato dai lettori, regista l’ingresso e uscita dei volumi. Il servizio e’ gratuito. L’iniziativa e’ dell’associazione Neverland Library, il cui nome non lascia alcun dubbio sulla natura “sediziosa” di questa proposta di civismo urbano. Immagino che vi siano altre miro-biblioteche come questa sparse per la città. Non un edificio solo/chiuso dove recarsi, ma tante piccole “finestre per il sapere” che chiunque può aprire appena fuori dalla porta di casa. Un palazzo che non c’è ma che costruisce significato. La sala di lettura e’ dove ti trovi: per la strada, nella tua stanza, al cafè, in l’autobus. Non un’architettura fisica, ma il significato astratto del sua ragione. Geniale! Sedizioso!

Giorni fa ho ritrovato La fonte meravigliosa di Ayn Rand in una libreria al Tây Hồ District nei pressi del West Lake della capiate vietnamita. E’ la seconda volta che compro questo libro. Anni fa un’amica mi chiese di imprestarle il volume per fare una copia della copertina. Ero a meta’ lettura. Poi lei si “fece di nebbia” – come si dice dalle mie parti. L’ho rivista a Londra l’anno scorso ma del mio libro non ne ha fatto menzione; e io non gliel’ho ricordato. Ispirata a Frank Lloyd Wright, è la storia di un geniale e visionario giovane architetto deciso a combattere una battaglia (impari) contro lo status quo (corrotto, immorale e conformista della New York anni ’40) per rivendicare il diritto alla libertà e creatività dell’arte. Roda d’altri tempi, di questi tempi! A fine Gennaio devo tornare ad Hanoi. Per allora avrò finito di leggere la parte mancane del libro; dopodiché lascerò il volume dentro alla Little Free Library come mio personale contributo alla biblioteca della “Isola che non c’è”. Sono sicuro che un giovane lettore per qualche ora lo preferirà al nulla dello “smart conformism” che porta in tasca.

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© arcomai I Il Libro maestro della Little Free Library.


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