HKE Zone Substation: la lanterna gigante del Victoria Harbour

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© arcomai l HKE Zone Substation.

Agli inizi del secolo scorso, architetti. ingegneri, artisti e letterati hanno elevato l’elettricità a simbolo quasi metafisico di modernità al punto di far maturare nelle generazioni successive una profonda fiducia nella tecnica, nella scienza e, quindi, nelle capacità dell’uomo di pensare ad un mondo “nuovo”. Un ricco apparato iconografico evidenzia quanto la storia dell’architettura per l’energia sia frutto dell’elaborazione d’idee innovative capaci di rivoluzionare costumi ed abitudini di interi popoli, di pensare a modelli alternativi di società, di costruire paesaggi artificiali. Negli ultimi anni pero’ questa fiducia sembra essersi, se non proprio persa, di sicuro affievolita con la consapevolezza, forse un po’ tardiva, che i diversi modelli di “progresso”, perpetrati per decenni con azioni irrispettose nei confronti dell’ambiente, hanno compromesso l’ecosistema mondiale determinando una sorta di “contro-rivoluzione” tecnica e culturale forte quanto quella che ha generato le grandi stagioni di crescita del 900.

Ciò ha determinato lo spostato degli obiettivi della ricerca tecnologica (applicata anche alle costruzioni) nei confronti dello “sviluppo” verso un approccio di tipo difensivo, per tentare di rimediare agli errori fatti in passato e contenere i danni ambientali a favore delle generazioni future. Si e’ quindi passati da una “architettura dell’energia“ ad una “energia dell’architettura“ che in parte ha contribuito a smitizzare i “monumenti” della modernità escludendoli dal dibattito nobile sulle costruzioni anche se viviamo oggi in paesaggi dell’elettricità le cui forme ed elementi sono definiti da centrali idroelettriche e nucleari, da reti di conduttura e dighe, da siti di stoccaggio e impianti di biconversione, tutte opere che insieme fanno parte di una infrastruttura ciclopica – e per certi versi invisibile – capace di disegnare il territorio al di la’ dei confini nazionali attraverso un’intricato network di sistemi e sottosistemi finalizzati allo smaterializzazione del corpo duro e liquido della terra in flusso energetico.

L’architettura è una disciplina pervasiva: costruisce nuovi paesaggi, che nascono dai precedenti, alterandoli a volte in modo irreversibile. L’architettura incide sugli aspetti economici di un territorio, modificandoli, aumentandone le potenzialità o, talvolta, annullandole. L’architettura è capace anche di determinare i comportamenti che sono alla base dei rapporti umani e sociali, di creare e modificare le abitudini e costumi di una società con effetti non sempre positivi. Ma non solo: l’architettura attinge da scienze e discipline apparentemente molto diverse tra loro: tecnica delle costruzioni e materiali, design e comunicazione, ma anche fisica dell’energia e matematica.

Nel realizzare infrastrutture di grande misura come sono le centrali elettriche, il progetto deve considerare gli aspetti tecnici e quelli di inserimento sia che si tratti di siti a forte connotazione naturalistica che di aree urbanizzata. Sebbene le centrali siano raramente inserite nel cuore delle città o nelle periferie, può pero’ capitare che queste opere siano presenti in contesti metropolitani, anche se a volte non si percepiscono perché volutamente mascherate o anonime. Ad Hong Kong e precisamente a Central, il businness district della città/stato cinese a statuto speciale, vi e’ un edificio attorno al quale la discussione di cui sopra trova una sua ragione. Si tratta della HKE Zone Substation, una centrale elettrica di smistamento creata alla fine degli anni ’90 per alimentare quel grosso cantiere urbano che ha portato alla realizzazione del nuovo aeroporto internazionale di Chek Lap Kok, del terminal dell’Express Railway, la linea ferroviaria che porta i viaggiatori direttamente dentro il cuore della città , e dello IFC3, un complesso commerciale con uffici ed alberghi.

L’edificio, progettato dallo studio locale di architettura Hsin Yieh Architects & Engineers Ltd nel 1998, sorge all’interno di un sito triangolare di circa 2000 mq a pochi metri dal litorale nord dell’isola che si affaccia sul Victoria Harbour. Sebbene tale complesso si trovi in posizione commercialmente attraente, questo si impone per la sua stazza tozza, rispetto alle torri che la circondano, e per l’inusuale aspetto austero. Con i suoi 6 piani (per una altezza complessiva di 46 metri che potrebbero aumentare perché pensato per sopportare altri due piani), il complesso compre una superficie di calpestio di 8000 mq al cui interno trova posto l’equipment necessario per il suo funzionamento. La stazione riceve 275KV dalla power station della vicina isola di Lamma alimentata a carbone, e trasforma parte di questa in 11KV, quantità necessaria per il consumo del nuovo development, per poi rilascia quella rimanente alle altre sub-stazioni.

La HKE Zone Substation si sviluppa su una pianta ovale manifestando cosi’ la sua eccezionalità rispetto al paesaggio urbano regolato da piccoli lotti squadrati su cui moltiplicare decine di piani. L’estrusione a sbalzo dei piani superiori, che per ragioni tecniche hanno bisogno di ingombri a pianta rettangolare, danno alla costruzione un aspetto di reminiscenza “futurista”. La struttura e’ chiusa da tamponamenti in vetrocemento incorniciati da una griglia rettangolare di cemento. Per forma e rivestimento la centrale elettrica assunse la forma di una lanterna gigante, che fa di questa un oggetto misterioso perché al al suo interno accadono cose “astratte” come lo stoccaggio e la distribuzione dell’energia. Per le sue dimensioni la centrale ci rimanda alla categoria di ‘grandezza’, parametro indispensabile per capire certe imprese dell’architettura che qui assume una connotazione speciale per la verticalità diffusa degli edifici che fanno di Hong Kong una città unica al mondo. Per chi approda dal mare questa prospettiva, priva di un punto focale, fa apparire le torri molte vicine tra loro, anche se poi per raggiungerle ci vogliono chilometri di metropolitana. La sua “grandiosità” proporzionata riporta alla memoria quella dei castelli, delle fortezze, delle stazioni ferroviarie, delle chiese e dei musei, ridimensionando la distorsione visiva che questo paesaggio verticale fa percepire all’osservatore, senza pero’ togliere alla costruzione quella natura prometeica che ne fa un palazzo in bilico tra archeologia e modernità.

Nell’ottica di una riorganizzazione energetica, in previsione della prossima integrazione dei nuovi generatori elettrici nel futuro panorama urbano, l’architettura dovrà lavorare a stretto contatto con altre discipline per ridisegnare gli insediamenti umani secondo una nuova concezione della produzione energetica a km zero. Oggi la produzione di energia elettrica e’ generata da grandi centrali comunemente lontane dall’utenza finale. Nel futuro, grazie alle energie rinnovabili localmente diffuse, l’energia prodotta in una zona verrà consumata direttamente dalle utenze limitrofe. La HKE Zone Substation diventerà un reperto archeologico o un simbolo di una nuova modernità?


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