Forgotten spaces: Londra si prepara a ripartire dagli spazi dimenticati

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© arcomai l Momenti del ‘Remembering Spaces’ mapping workshops di Walthamstow. Mappa di luoghi scelti dai partecipanti al concorso.

“Spazi dimenticati”, con questo titolo la RIBA ha lanciato a Gennaio un concorso di idee rivolto ad architetti, studenti, designers e artisti, ai quali viene chiesto di individuare un’area o un edificio – non sottoposto a progetto – all’interno della territorio della Great London e su questo sviluppare una proposta architettonica o un’installazione artistica. Gli iscritti dovranno produrre due tavole in formato A1, il cui layout e’ stato impostato e fornito agli iscritti dall’ufficio organizzativo. Le tavole devono essere montate in InDesign e inviate per posta elettronica entro il 11 Marzo in formato PDF. I files verranno poi stampati presso una tipografia convenzionata a spese dei partecipanti. I lavori saranno giudicati il 7 Aprile da una “giuria locale” che selezionerà’ i progetti più’ meritevoli che verranno esposti al pubblico dal 24 Maggio al 4 Luglio in una mostra allestita al National Theatre al Southbank. In occasione dell’inaugurazione sara’ annunciato il vincitore. Ai primi tre classificati andranno rispettivamente 5.000, 2.000 e mille sterline. La giuria e’ composta da Mark Brearley, direttore della Design for London; Jeremy Titchen, direttore della Qatari Diar; Paul Finch, presidente di CABE nonché’ direttore del World Architecture Festival; Tamsie Thomson, direttore della RIBA London.

L’iniziativa – patrocinata da Design for London (London Development Agency) e dalla immobiliarista QATARI DIAR Real Estate – prevede anche tre workshops a supporto dei partecipanti dal titolo ‘Remembering Spaces’ mapping workshops. Questa serie di incontri sono gestiti dalla RIBA insieme alla Space Makers Agency, ente promotrice del progetto di recupero del Brixton Village, un mercato coperto per anni abbandonato ed oggi sede di eventi e performances di natura culturale. Dopo quello di Brixton (4 febbraio) e quello di Hackney (13 febbraio), oggi si e’ svolto l’ultimo incontro a Walthamstow, presso il The Standard, un pub di fronte alla stazione della metropolitana di Black Horse Road. Arcomai e’ andato per documentare.

Il workshop ha seguito lo stesso programma di quelli precedenti: introduzione al concorso da parte dei rappresentati della RIBA London e della Space Makers Agency; istruzioni per sviluppare l’esercizio di mappatura; esplorazione dell’area da parte di gruppi costituitasi in sede; confronto tra i teams sul materiale raccolto e presentazione delle loro idee sui luoghi scelti; conclusione del laboratorio con informazioni sugli aspetti logistici del concorso. A lavori conclusi sembra che i partecipanti siano un po’ confusi. Ci si aspettava che al workshop venissero date delucidazioni utili per capire cosa si intendesse per “forgotten spaces” – tema indubbiamente accattivante nel titolo – visto che il bando nella sua sinteticità’ non dava alcun indirizzo al riguardo. Che cosa vuol dire “spazi dimenticati” a Londra? E poi, dimenticati da chi? Perché’ dovrebbero essere ricordati? Perché’ dovrebbero avere una memoria luoghi in una città’ sottoposta ininterrottamente a processi migratori. Il concetto di identità’ a Londra e’ qualcosa difficile da definire se non addirittura astratto? E poi, chi dovrebbe beneficiare di questi luoghi ritrovati? Qual’è’ la vera strategia dietro questa iniziativa?

Il concorso cade non a caso in un momento di stanca per Londra: imbarazzante assenza di gare; i due terzi degli architetti sono senza lavoro; i cantieri delle Olimpiadi del 2010 sono in fase azzannata, mentre quelli avviati prima della crisi sono pressoché’ fermi. I grandi nomi dell’architettura internazionale con sede a Londra sono latitanti sia nei dibattiti pubblici che nelle riviste, creando cosi’ un inquietante stato di silenzio, che da noi viene visto come occasione unica per discutere delle questioni sulla città’ e non solo di gossips su iconic buildings. Inoltre, a tre mesi dalle elezioni, il Regno Unito sembra paralizzato. Mentre il mondo economico e’ in attesa del responso popolare e sta gia’ pensando al dopo, quello politico non sembra avere visioni che possano dare fiducia non solo per ricostruire una ricchezza svanita in pochi mesi, ma anche una società’ che vive problemi seri, anestetizzati solo dai programmi assistenziali del governo. In questo quadro la RIBA sembra aver deciso di far da spalla al mercato  invece di dare indirizzi utili per superare questo stato di impasse e promuovere una nuova stagione per l’architettura non solo a Londra. E’ venuta cosi’ l’idea di censire luoghi non ancora sottoposti ad operazioni commerciali. Quale idea migliore di quella di sguinzagliare gratuitamente decine di “disoccupati specializzati” e cosi’ raccogliere informazioni ed idee su spazi di risulta sfuggiti al mercato. Dalle fonti dell’ente organizzatrice si sono inscritti oltre 300 partecipanti.

E’ la mappatura, più’ che i progetti, il materiale interessante di questo concorso. A parte l’uso commerciale che qualcuno farà’ delle “briciole urbane”, ci sarà’ la volontà’ di trasformare questi dati in strumento progettuale? C’è’ qualcuno a Londra che capisce la necessita’ di disegnare una mappa alternativa alle logiche del businness in grado di ricucire strappi che molti dei progetti in corso creeranno? Il valore di mercato dei nuovi interventi determineranno nuove migrazioni interne e innescheranno dinamiche sociali nuove. Ad un paio di anni di distanza dall’ambizioso progetto dei 100 Public Spaces voluto dal sindaco di Londra Ken Livingston, miseramente fallito dopo la realizzazione di un paio di piazzette, il suo successore Boris Jonson ha risposto nel 2008 con il piano degli “orti urbani”, il London: 2,012 vegetable gardens by 2012, programma finalizzato a sollecitare chi possiede terreni abbandonati o non sfruttati a metterli a disposizione della cittadinanza perché siano riconvertiti alla coltura di frutta e verdura. Che la RIBA abbia preso dai “giardini abbandonati” l’idea per gli “spazi dimenticati”? Forse e’ solo una coincidenza; fato sta che oggi Londra non solo non e’ più’ lo Hub mondiale del design, ruolo accaparrato dalle realtà’ emergenti quali Cina, Hong Kong e Singapore, India, Australia, ma sembra non avere una strategia di progettazione urbana integrata capace di mettere insieme i tanti progetti un po’ scoordinati realizzati sinora o in via di completamento. La città’ ha assolutamente bisogno di una visione più’ ambiziosa della rottamazione urbana, ma soprattutto non deve permettere che questa visione venga assoggetta alle logiche dell’industria delle costruzioni.


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