ln Estonia l’architettura passa da “MAJA”

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Il Padiglione dell’Estonia alla Nona Biennale di Architettura di Venezia.

Nel presentare al pubblico italiano «Maja», la più rappresentativa rivista estone di architettura, farò riferimento ad alcune riflessioni sulla presenza dell’Estonia alla 9ª Biennale di Venezia. È a Venezia che ci siamo ri-incontrati io e Triin Ojari, capo-redattrice della rivista, due giorni dopo un’intervista presso la sede redazionale di Tallinn; è all’inaugurazione del Padiglione Estonia -dall’emblematico titolo Time Out Architecture- che ho conosciuto gli autori Agu Külm (architetto) e Jukka-Pekka Jalovaara (scultore), l’On. Mark Soosaar (direttore del Museo della Nuova Arte di Parnu), Margit Mutso (presidente dell’Unione Architetti Estoni), Veronika Valk (presidente di NODI / Giovani Designers in Estonia), Liina Jänes (storica dell’architettura) e Andres Kurg (storico dell’arte), solo alcune delle persone che ruotano attorno alla rivista e che con il loro impegno contribuiscono ad alimentare la vita culturale di questo piccolo ed affascinate Paese dell’area baltica.

Di tutti gli autorevoli sfoghi letti nelle riviste di settore nei confronti di quest’ultima edizione di Venezia, nessuno si è accorto del Padiglione Estonia e di ciò che rappresenta proprio alla luce delle tante critiche che hanno sancito quasi unanimemente l’insuccesso di una ‘formula’, quella di Kurt W. Foster, che non ha saputo superare i limiti -se non addirittura consolidarli- già espressi nella deludente prova di NEXT del 2002. Non se ne è accorto neppure l’attento Carlo Olmo che nell’editoriale di ottobre de «Il Giornale dell’Architettura» salva solo i padiglioni inglese, tedesco, finlandese. Eppure Tallinn è a solo 80 km di mare (3 ore di nave) da Helsinki, fa parte da pochi mesi del “condominio Europa” ed è una delle rare realtà dell’Unione che vive una stagione particolarmente metamorfica sul piano politico, sociale, culturale ed ambientale.

L’Estonia è la grande rivelazione di questa kermesse internazionale eppure è passata pressoché inosservata agli addetti ai lavori (ed in particolare agli operatori della archi-informazione) che non ne hanno saputo leggere l’anomalia -perché schiavi degli stessi parametri che loro contestano- e tradurre questa in una provocazione con cui costruire un ‘cavallo di Troia’ in grado di entrare dentro a ciò che Fulvio Irace ha definito lo “irridescente blob” di “architetture senza ombre e lucide di riflessi” e tentare così di ridurre quella “distanza tra la seduzione del virtuale e lo scacco matto del reale” che non contribuisce a ri-stabilire quel ruolo attivo che l’architettura dovrebbe avere all’interno delle complessità del vivere contemporaneo.

In fondo al lungo corridoio ad ‘elle’ delle Corderie, in cui si è messa in scena “la sfilata di narcisismo formalista” (E. Valeriani), l’Estonia si è presentata a Venezia con un’architettura in scala 1:1, un manufatto vero, reale, tangibile, ironico, umile, primitivo, utile. Lo ha fatto portando da Kabli (piccola località di mare lungo la costa occidentale del Paese) non un dettaglio tecnologico destinato a perdersi nell’insieme, non un frammento high-tech che potrebbe essere dovunque, ma semplicemente un’architettura, un “modulo” vernacolare comune alle civiltà rurali di tutto il mondo: la toilette esterna all’abitazione. Questa micro-architettura fertilizzante -qui in forma di cavallo- è una delle tante unità complementari dell’abitare sparse nelle campagne estoni.

Costruite da sempre con materiali riciclati per mano di artisti spesso anonimi, le dry toilets sono portatrici di un messaggio che va al di là del loro uso. Frapponendosi, infatti, fra la casa di pertinenza e lo spazio che la circonda, si ottiene quella centralità mobile (perché rimovibili) che giustifica la ‘bizzarria’ con cui ancora oggi si costruiscono e, al tempo stesso, pone la questione del vivere al di là della semplice dimensione domestica e/o urbana. Dice Liina Jänes: “Per esprimere un’idea importante non è necessario costruire un luogo. Basterebbe (forse) costruire un cavallo di Troia. I Greci non hanno sconfitto Troia attaccandola. La tecnologia non salverà il mondo. Potrà farlo un cavallo?”

«Maja» (“casa” in estone) nasce 10 anni fa dalla volontà di 3 architetti ed è attualmente la rivista di architettura più significativa in Estonia. Per quanto all’inizio si sia mantenuta col supporto di sponsor commerciali, oggi «Maja» -grazie al sovvenzionamento di fondi statali (The Cultural Endowment of Estonia)- ha assunto una propria identità editoriale ed una libertà di movimento che le permette di adottare un approccio critico nei confronti delle questioni pertinenti al progetto in generale e di attivarsi come cronaca trimestrale delle trasformazioni in atto che il Paese vive oramai da qualche anno. La scelta di pubblicare anche articoli direttamente in inglese rende «Maja» una vera rivista internazionale e quindi predisposta ad essere presente non solo in ambito locale. Con la traduzione in inglese i lettori stranieri hanno la possibilità di avere un’idea completa sull’architettura ed il design in Estonia.

Sebbene si occupi principalmente di progetti e realizzazioni in ambito locale, «Maja» ha un occhio attento e critico anche nei riguardi dell’architettura mondiale. La rivista -la cui redazione è costituita principalmente da architetti, designers e critici di architettura- si rivolge non solo a studenti o professionisti interessati al progetto in tutte le sue scale ma, grazie ad un linguaggio snello accompagnato da un elegante progetto grafico, anche ad un pubblico non specializzato. L’ampio spazio dedicato all’architettura residenziale e ai suoi interni mette in evidenza come l’architettura contemporanea riveste un ruolo importante nella costruzione di una nuova identità nazionale dopo l’era sovietica. «Maja» con la promozione di concorsi sia pubblici che privati e la pubblicazione di tesi di laurea contribuisce a mantenere un rapporto attivo tra i settori delle istituzioni, del lavoro e dell’educazione facenti parte della vita pubblica del Paese.

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Il Padiglione dell’Estonia alla Nona Biennale di Architettura di Venezia.


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