Al CERSAIE 2025 Ángela García de Paredes spiega perché progettare è interpretare la realtà

© arcomai I Ángela García de Paredes al CERSAIE 2025.

Ángela García de Paredes, figura di spicco nell’architettura spagnola contemporanea, è co-fondatrice, insieme a Ignacio Pedrosa, dello studio Paredes Pedrosa Arquitectos. La loro collaborazione, caratterizzata da una solida e duratura intesa professionale, si distingue per la rara abilità di fondere un rigoroso impianto teorico con una raffinata sensibilità progettuale. Lo stile architettonico dello studio si manifesta in una sobrietà formale che non è mai minimalismo sterile, privilegiando l’impiego essenziale di materiali puri e una gestione sapiente della luce naturale. Ogni progetto di Paredes Pedrosa si configura come un’interpretazione sottile, volta a instaurare un dialogo rispettoso e profondo con il paesaggio e il tessuto urbano preesistente, rifuggendo da qualsiasi forma di imposizione.

Il 2023 ha segnato un momento cruciale nella carriera di Ángela García de Paredes, culminato con la sua nomina ad Accademica della Real Academia de Bellas Artes de San Fernando, il più alto riconoscimento culturale in Spagna. Nel suo discorso d’investitura, intitolato La arquitectura como interpretación, ha distillato la propria visione: concepire l’architettura non solo come costruzione, ma come narrazione profonda, come una meditazione sullo spazio e sul tempo. Recentemente, in occasione dei programmi di eventi del CERSAIE 2025, Ángela García de Paredes è intervenuta presso lo spazio THE SQUARE della Fiera di Bologna. Ha presentato la filosofia progettuale distintiva dello studio attraverso l’analisi di cinque opere emblematiche realizzate nella Penisola Iberica. Di seguito, forniamo una breve rassegna dei rispettivi progetti illustrati.

L’architetto spagnola ha inaugurato il suo intervento presentando la Università Popolare dei Bambini (UPI) di Gandia (Valencia), un centro sperimentale per l’infanzia inserito in un lotto trapezoidale all’interno del Parco della Marca di Ausias. Questo progetto si distingue per il suo profondo rispetto per il contesto naturale. L’architettura è stata sapientemente modellata attorno a sei grandi alberi di gelso (moreras), i quali sono diventati il fulcro di un cortile centrale, lobato e splendidamente ombreggiato. L’intera struttura, concepita come una palizzata continua che elimina le tradizionali recinzioni, presenta un rivestimento unitario in piastrelle di ceramica bianca. Questa pelle omogenea avvolge sia le facciate che il tetto, riflettendo la luce intensa e armonizzandosi perfettamente con il clima mediterraneo. Le aule, dotate di ampie vetrate, si aprono direttamente sul verde circostante, massimizzando l’apporto di luce naturale e creando una forte e stimolante connessione visiva e fisica tra interno ed esterno, essenziale per favorire la creatività e l’apprendimento.

© paredespedrosa I  Università Popolare dei Bambini (UPI).

Il secondo progetto illustrato ha riguardato la realizzazione di Due Case a Oropesa (Toledo), un’opera di riqualificazione profonda incastonata nelle antiche mura cittadine. Queste storiche murature agiscono da cerniera urbana tra il castello locale e la Chiesa di Nuestra Señora de la Asunción. Partendo da un complesso di tre piccole case fatiscenti, l’intervento progettuale ha sapientemente riconfigurato gli spazi interni in due abitazioni asimmetriche destinate a due fratelli, pur preservando integralmente la facciata esterna storica. Il nucleo vitale e concettuale del progetto è l’apertura di un lungo e stretto cortile interno, definito dagli architetti come una vera e propria “crepa”. Questa fenditura non solo garantisce la luce e la ventilazione necessarie agli ambienti, ma innesca anche una suggestiva e inattesa prospettiva sulla torre della chiesa, risalente al XVI secolo. L’architettura bilancia qui il rispetto per la storia con una sobrietà contemporanea: l’uso di mattoni e ceramica attinge alla tradizione costruttiva locale, mentre le pareti interne imbiancate, che lasciano trasparire la texture delle antiche murature, esaltano la chiarezza formale del nuovo design.

© paredespedrosa I Due case a Oropesa.

A seguire, l’architettettice ha illustrato la Biblioteca Pubblica di Ceuta, una città autonoma spagnola situata sulla costa nordafricana. Questo un progetto si configura come un esempio emblematico di architettura in dialogo con una complessa stratificazione storica e topografica. Edificata su un terreno in forte pendenza e caratterizzata dalla presenza di un sito archeologico merinide del XIV secolo, la biblioteca è stata concepita come un volume compatto che avvolge, protegge e valorizza attivamente i reperti. Il sito archeologico non è occultato, ma assurge a cuore dello spazio pubblico, integrato nella struttura interna tramite un vuoto a tripla altezza attorno al quale si sviluppano i livelli dedicati alla lettura e consultazione. Esternamente, l’edificio si distingue per un basamento in calcestruzzo sfaccettato e una superiore e leggera “pelle” in alluminio perforato. Questa membrana funge da velo protettivo, calibrando l’eccesso di luce solare e mitigando i forti venti dello Stretto di Gibilterra, pur offrendo scorci visivi controllati verso l’esterno e preservando l’integrità formale e storica del contesto.

© paredespedrosa I Biblioteca Pubblica di Ceuta.

Il quarto progetto presentato è un’altra significativa realizzazione: la Biblioteca Pubblica di Córdoba. Questa si inserisce in una posizione cruciale, al confine tra il parco urbano noto come Jardines de la Agricultura e l’Avenida de América, un viale ricavato dall’interramento della linea ferroviaria. Il progetto è stato concepito per mediare il dislivello topografico tra il parco e l’asse viario. Si presenta come un edificio a padiglione dalla struttura moderna e leggera, capace di dialogare con il tracciato storico del XVII secolo e l’alberatura esistente. L’edificio, di pianta trapezoidale e sviluppato su più livelli, orienta gli spazi di lettura principali verso il parco, aprendosi su un balcone lineare aggettante che introduce la visione della natura all’interno. La facciata rivolta verso la città è invece definita da una griglia tridimensionale in alluminio. Questa funge da moderna celosía (grata), filtrando la luce e le viste e unificando l’immagine rappresentativa dell’istituzione. Il piano inferiore della biblioteca, infine, integra e rende visibile un importante muro califfale del X secolo (risalente al Califfato di Cordova), che è stato valorizzato nell’area dedicata ai bambini, unendo storia millenaria e funzione contemporanea.

© paredespedrosa I Biblioteca Pubblica di Córdoba.

Durante la presentazione di questo progetto, davanti ad una immagine di una celosía in stile moresco presente all’interno di una stanza dell’Alhambra di Granada — uno dei monumenti più celebri della Spagna nonché un capolavoro inestimabile dell’architettura islamica in Spagna — Ángela García de Paredes ha voluto precisare come nel campo dell’architettura, la referenza e la considerazione sono spesso più importanti dell’ispirazione. Mentre l’ispirazione può generare idee innovative e creative, la referenza fornisce il contesto storico, culturale e tecnico necessario per creare progetti ben fondati e significativi. La considerazione, d’altra parte, implica una profonda comprensione delle esigenze degli utenti, dell’impatto ambientale e delle limitazioni pratiche, elementi cruciali per realizzare edifici funzionali e sostenibili. In sintesi, sebbene l’ispirazione sia importante per stimolare la creatività, sono la referenza e la considerazione a garantire che un progetto architettonico sia non solo bello, ma anche funzionale e responsabile.

© arcomai I Celosía all’interno di una stanza dell’Alhambra di Granada.

Dopo ave fatto scorre alcune diapositive, la relatrice si e’ soffermata sulla riproduzione de ‘Gli Archeologi’ di Giorgio de Chirico, un celebre quadro del 1927. In quest’opera, l’architettura e la storia non sono semplici sfondi, ma divengono parte integrante delle figure stesse. I due manichini antropomorfi (architetti) non tengono in mano reperti, ma hanno i corpi composti da rovine e frammenti architettonici classici (colonne, templi, rocce), mescolati a elementi paesaggistici. Questo espediente pittorico metafisico suggerisce che l’architettura storica è il ‘passato interiore’ dell’uomo moderno, l’eredità monumentale che ne definisce l’identità e il pensiero. La pittura crea una simultaneità enigmatica tra presente (l’ambiente borghese in cui siedono) e passato (la loro fisicità fatta di rovine), rendendo il corpo umano un vero e proprio sito archeologico e l’architettura la materia stessa della memoria e della cultura. Un ragionamento indubbiamente sofisticato che identifica la responsabilità del progettista nella capacità di riconoscere il legame profondo tra ciò che esiste (realtà) ed il nuovo che viene costruito.

© arcomai I ‘Gli Archeologi’ di Giorgio de Chirico,

L’ultimo progetto presentato è stata la nuova sede della Cancelleria dell’Ambasciata di Spagna in Italia a Roma, un’opera di restauro e adeguamento di un pregevole edificio storico situato all’estremità sud-orientale di Piazza Navona, adiacente alla chiesa di Santiago degli Spagnoli. L’intervento, completato di recente, è stato mirato a conferire al complesso un carattere unitario e istituzionale, valorizzando gli spazi interni e adattando il programma alle moderne esigenze diplomatiche dell’Ambasciata. La sfida progettuale maggiore risiedeva nell’integrare il nuovo uso con la ricchissima stratificazione storica del luogo, che poggia direttamente sulle antiche mura sotterranee dello Stadio di Domiziano. L’opera ha previsto il recupero di spazi interni che erano stati alterati, l’apertura di un ampio atrio di ingresso su Piazza Navona collegato ai livelli superiori da una nuova e scenografica connessione verticale vetrata, e culmina in terrazze panoramiche che offrono una vista a 360° sulla città eterna. Questo progetto rappresenta un eccezionale esempio di come l’architettura contemporanea possa rispettare e valorizzare la memoria storica in uno dei contesti urbani più prestigiosi al mondo.

© paredespedrosa I Cancelleria dell’Ambasciata di Spagna in Italia.

Il lavoro dello studio Paredes Pedrosa Arquitectos suggerisce una profonda e stimolante idea: l’architetto non è un semplice creatore di forme, ma un vero e proprio “archeologo del presente”. Il loro compito trascende la mera estetica per abbracciare la comprensione dell’eredità dell’ambiente costruito, riconoscendo in esso non solo un riferimento formale, ma un profondo “passato interiore” che modella l’identità dell’uomo e lo spazio vissuto. Il progettista si assume così una duplice e imprescindibile responsabilità: da un lato, onorare il patrimonio esistente; dall’altro, rispondere in modo etico e funzionale alle sfide del contemporaneo. L’architettura diviene, in questa ottica, un dialogo costante e quotidiano tra l’esistente e il nuovo. In definitiva, la bellezza e la funzionalità di un’opera non scaturiscono da un’ispirazione estemporanea, ma dalla capacità di cogliere e onorare il legame profondo che unisce ciò che è stato a ciò che verrà costruito. Il corpus di opere degli architetti spagnoli è una vivida testimonianza di un approccio che unisce con equilibrio rigore, poesia e rispetto assoluto per il contesto.

© arcomai I Ángela García de Paredes al CERSAIE 2025.


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